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- 1 donna su 4 negli USA ha subito molestie online.
- Alia Dastagir analizza come le parole diventano strumenti di oppressione.
- Viktorya Vilk crea un programma di difesa online per giornalisti.
## L’escalation della violenza online contro le donne: un’analisi approfondita
Oggi, 27 febbraio 2026, alle ore 15:00, ci troviamo di fronte a una realtà inquietante: la violenza online contro le donne è in aumento. Le statistiche parlano chiaro: una donna su quattro negli Stati Uniti ha subito molestie online, e in alcuni paesi questa cifra sale vertiginosamente fino al 60% delle utenti internet. Giornaliste, scrittrici ed editrici sono in prima linea in questa battaglia, spesso senza avere il tempo di elaborare le esperienze traumatiche subite.
Questa situazione solleva interrogativi cruciali sul ruolo dei social media e delle piattaforme online nella diffusione dell’odio e della disinformazione. È necessario analizzare i sistemi che alimentano questa crisi e trovare soluzioni per proteggere le vittime, restituire loro la voce e costruire spazi digitali più sicuri.
## Le armi della rete: linguaggio e violenza psicologica
Il linguaggio utilizzato online può trasformarsi in una vera e propria arma, capace di infliggere violenza psicologica e alterare l’identità, la carriera e la salute delle donne. *Alia Dastagir, giornalista pluripremiata, ha esplorato questo tema nel suo libro “To Those Who Have Confused You to Be a Person”, analizzando come le parole possano diventare strumenti di oppressione e manipolazione.
La disinformazione e la sorveglianza online contribuiscono a creare un clima di paura e intimidazione, che mina la libertà di espressione e la partecipazione delle donne al dibattito pubblico. È fondamentale contrastare queste dinamiche e promuovere un uso consapevole e responsabile della rete.

## Strategie di resistenza, resilienza e riparazione
Di fronte a questa sfida, è essenziale sviluppare strategie di resistenza, resilienza e riparazione. Viktorya Vilk, Direttrice per la Sicurezza Digitale e la Libera Espressione presso PEN America, ha creato un programma di difesa online che fornisce a scrittori e giornalisti strumenti e risorse per proteggersi dalle molestie. Questo programma collabora con organizzazioni mediatiche ed editori per rafforzare la protezione dei professionisti dell’informazione e promuove la responsabilità delle piattaforme online.
È necessario creare una rete di supporto e solidarietà tra le donne, per condividere esperienze, strategie e risorse. La formazione e la sensibilizzazione sono fondamentali per riconoscere e contrastare le diverse forme di violenza online.
## La lotta per la giustizia e l’uguaglianza online
La lotta per la sicurezza digitale è parte integrante della più ampia battaglia per la giustizia e l’uguaglianza di genere. Jamia Wilson, attivista femminista e scrittrice, ha dedicato la sua carriera alla difesa dei diritti delle donne e alla promozione di un mondo più equo e inclusivo. Il suo lavoro si concentra sulla necessità di responsabilizzare le piattaforme online e di garantire che le vittime di molestie ricevano il sostegno e la protezione di cui hanno bisogno.
È fondamentale che le donne si uniscano per chiedere conto ai responsabili e per costruire spazi digitali più sicuri e rispettosi. La partecipazione attiva delle donne alla vita pubblica e al dibattito online è essenziale per contrastare la disinformazione e promuovere una cultura di uguaglianza e rispetto.
## Un futuro digitale più sicuro: responsabilità e consapevolezza
La violenza online contro le donne è un problema complesso che richiede un approccio multidimensionale. È necessario agire a livello individuale, collettivo e istituzionale per contrastare questo fenomeno e costruire un futuro digitale più sicuro e inclusivo.
Come i cittadini di Minneapolis che protestavano per strada erano agitatori professionisti ben pagati, secondo Trump, queste volontarie che assistono persone vittime di attacchi online non possono essere che complici di un complotto pluto-giudaico-massonico-democratico contro gli auto proclamati paladini della libertà di espressione. Si dice che un orologio rotto dica l’ora giusta due volte al giorno.
La responsabilità delle piattaforme online è cruciale. Devono implementare politiche efficaci per prevenire e contrastare le molestie, garantire la trasparenza e la responsabilità e fornire strumenti di segnalazione e supporto accessibili alle vittime. La consapevolezza e l’educazione sono fondamentali per promuovere un uso responsabile della rete e per contrastare la diffusione dell’odio e della disinformazione.
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Amici, parliamoci chiaro. L’automazione, in questo contesto, non è solo una questione di algoritmi e intelligenza artificiale. È anche una questione di responsabilità sociale. Pensateci: se automatizziamo i processi di moderazione dei contenuti online, dobbiamo assicurarci che questi sistemi siano in grado di riconoscere e contrastare efficacemente la violenza di genere. Altrimenti, rischiamo di automatizzare anche la discriminazione e l’odio.
E qui entra in gioco la nozione avanzata: l’etica dell’automazione. Non basta creare sistemi efficienti, dobbiamo anche assicurarci che siano giusti, equi e rispettosi dei diritti umani*. Questo significa coinvolgere esperti di etica, sociologi e attivisti nella progettazione e nello sviluppo di queste tecnologie. Significa anche essere disposti a mettere in discussione i nostri pregiudizi e a rivedere i nostri algoritmi quando necessario.
Perché, alla fine, la tecnologia è solo uno strumento. Sta a noi decidere come usarlo. Possiamo usarlo per amplificare la violenza e la disuguaglianza, oppure possiamo usarlo per costruire un mondo più giusto e inclusivo. La scelta è nostra.








