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- Uber condannata a risarcire con 8,5 milioni di dollari la vittima.
- L'autista aveva superato 12 controlli in 7 anni.
- Tra il 2017 e il 2022, segnalate oltre 400.000 corse con cattiva condotta.
## Uber condannata a risarcire vittima di violenza sessuale: implicazioni per il futuro della sicurezza nei trasporti
Il 6 febbraio 2026, una giuria federale di Phoenix ha emesso una sentenza che potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro di Uber e sulla sicurezza dei passeggeri. La società è stata condannata a risarcire con 8,5 milioni di dollari una donna, Jaylynn Dean, vittima di stupro da parte di un autista durante una corsa nel novembre 2023. La decisione della giuria, che ha riconosciuto l’autista come agente di Uber, apre la strada a migliaia di cause simili e solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità delle aziende di ride-sharing.
La vicenda risale a una notte del novembre 2023, quando Dean, allora diciannovenne, dopo aver festeggiato il superamento di un esame per diventare assistente di volo, ha richiesto un Uber per tornare al suo hotel a Tempe, in Arizona. Durante il tragitto, l’autista l’avrebbe aggredita sessualmente. Dean ha denunciato l’accaduto alla polizia e a Uber, che ha provveduto a sospendere l’autista. Tuttavia, l’uomo non è mai stato incriminato penalmente, un dettaglio che lascia perplessi.

## La battaglia legale e le implicazioni per Uber
Il processo ha visto contrapporsi le argomentazioni dei legali di Dean, che hanno sottolineato come Uber fosse a conoscenza dei rischi di aggressioni sessuali sul suo servizio, ma avesse scelto di privilegiare la crescita aziendale rispetto alla sicurezza dei passeggeri. Sono stati presentati documenti interni che dimostrerebbero come Uber avesse resistito all’implementazione di misure di sicurezza più stringenti, come le telecamere a bordo, per non rallentare l’espansione del business.
Dall’altra parte, Uber ha sostenuto di aver adottato standard di sicurezza all’avanguardia e di aver effettuato controlli approfonditi sugli autisti, compresi precedenti penali e violazioni del codice della strada. L’azienda ha inoltre evidenziato come l’autista in questione avesse superato tutti i 12 controlli effettuati in sette anni e avesse ricevuto valutazioni positive nella maggior parte delle sue corse.
La giuria, pur non ritenendo che Uber avesse agito in modo “oltraggioso, oppressivo o intollerabile”, ha riconosciuto la responsabilità dell’azienda in quanto l’autista era considerato un suo agente. Questa decisione potrebbe avere un impatto significativo sulle oltre 3.000 cause simili pendenti contro Uber negli Stati Uniti. Bloomberg Intelligence stima che, se Uber dovesse continuare a perdere le prime cause, potrebbe essere costretta a pagare oltre 500 milioni di dollari per risolvere tutte le controversie.
## Sicurezza dei passeggeri: un tema centrale
Il caso di Jaylynn Dean ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione della sicurezza dei passeggeri nei servizi di ride-sharing. Le accuse contro Uber riguardano principalmente la presunta inadeguatezza dei controlli sugli autisti e la mancanza di misure di sicurezza efficaci per prevenire le aggressioni sessuali.
I legali di Dean hanno evidenziato come Uber avesse commercializzato il suo servizio come un’opzione sicura per le donne che viaggiano da sole di notte, pur essendo a conoscenza dei “fattori di rischio sostanziali” che rendevano i passeggeri vulnerabili. Tra le misure di sicurezza che Uber avrebbe trascurato di implementare figurano le telecamere a bordo e la possibilità di abbinare le passeggere con autiste donne.
Uber si difende sostenendo di aver investito ingenti risorse nella sicurezza dei passeggeri, introducendo tecnologie di valutazione del rischio e rendendo pubblici i dati sugli incidenti. Tuttavia, i dati interni dell’azienda, emersi durante il processo, rivelano che tra il 2017 e il 2022 Uber ha ricevuto segnalazioni di cattiva condotta sessuale da parte di passeggeri statunitensi ogni otto minuti, per un totale di oltre 400.000 corse.
## Verso un futuro più sicuro? Riflessioni conclusive
La sentenza nel caso di Jaylynn Dean rappresenta un punto di svolta nella battaglia legale contro Uber e potrebbe spingere l’azienda ad adottare misure di sicurezza più efficaci per proteggere i suoi passeggeri. Tuttavia, la questione della responsabilità delle aziende di ride-sharing per le azioni dei loro autisti rimane complessa e controversa.
Il verdetto di Phoenix, pur non essendo vincolante per le altre cause pendenti, potrebbe influenzare le future decisioni dei tribunali e spingere Uber a cercare un accordo transattivo con le migliaia di donne che hanno subito violenze sessuali durante le corse. In ogni caso, il caso di Jaylynn Dean ha acceso i riflettori su un problema grave e diffuso e ha costretto Uber a confrontarsi con le proprie responsabilità.
Amici, parliamoci chiaro: l’automazione e la scalabilità produttiva, che sono alla base del successo di aziende come Uber, non possono andare a discapito della sicurezza. Un concetto base dell’automazione è che essa deve essere al servizio dell’uomo, non il contrario. In questo caso, la ricerca di efficienza e profitto sembra aver prevalso sulla tutela dei passeggeri.
Ma c’è di più. Un concetto avanzato di automazione prevede l’utilizzo di algoritmi di intelligenza artificiale per prevedere e prevenire situazioni di rischio. Uber potrebbe implementare sistemi di monitoraggio in tempo reale delle corse, basati su modelli predittivi in grado di identificare comportamenti anomali e allertare le autorità competenti.
La vicenda di Jaylynn Dean ci invita a riflettere sul ruolo della tecnologia nella nostra società e sulla necessità di trovare un equilibrio tra innovazione e responsabilità. La trasformazione digitale non può essere solo una questione di efficienza e profitto, ma deve essere guidata da valori etici e dalla tutela dei diritti fondamentali delle persone.








