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- Piracy Shield blocca siti pirata in 30 minuti.
- Cloudflare multata di 14 milioni di euro per mancata collaborazione.
- Pirateria causa danni stimati per 2 miliardi di euro.
- Overblocking ha interrotto oltre 500 siti legittimi.
- Cloudflare Italia fattura circa 8 milioni di dollari annui.
## La Battaglia per il Controllo del Web: Agcom contro Cloudflare
Lo scontro tra l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e Cloudflare, colosso americano dei servizi di rete, è un conflitto che va ben oltre la semplice questione della pirateria online. È una battaglia per definire i confini di Internet, la sua neutralità e il ruolo degli Stati nella sua regolamentazione.
Tutto ha inizio nel 2023 con la legge “Anti Pezzotto” (93/2023), che introduce in Italia il Piracy Shield, un sistema per bloccare i siti pirata entro 30 minuti dalla segnalazione dei detentori dei diritti. L’obiettivo è proteggere i diritti d’autore, in particolare quelli relativi agli eventi sportivi trasmessi da Lega Serie A, Sky e Dazn. Il compito di bloccare i siti viene affidato ai fornitori di rete e, soprattutto, ai fornitori di DNS (Domain Name System), come Google e Cloudflare.
Nel febbraio 2024, il Piracy Shield entra in funzione, scatenando le proteste dei colossi tecnologici statunitensi. Google, dopo iniziali resistenze, avvia una sperimentazione tecnica con Agcom, accettando di “deindicizzare” i siti segnalati e filtrando i DNS per gli utenti italiani. Cloudflare, invece, si rifiuta categoricamente di collaborare, scatenando un braccio di ferro che culmina con una multa di *14 milioni di euro nell’ottobre 2024.
Agcom chiede a Cloudflare di configurare il suo servizio in modo da non restituire l’indirizzo reale dei siti pirata e di smettere di nascondere l’identità dei servizi illegali. Il Tribunale di Milano ordina a Cloudflare di ottemperare alle richieste dell’Agcom, ma l’azienda americana ignora l’ordine.
La reazione di Matthew Prince, amministratore delegato di Cloudflare, è veemente. Su X.com, Prince accusa l’Agcom di minacciare la neutralità e la libertà di Internet, minacciando di rimuovere i server dall’Italia e di bloccare gli investimenti nel Paese. Il vicepresidente Usa, JD Vance, e Elon Musk sostengono le posizioni di Prince, alimentando uno scontro che assume connotati ideologici.

## Le Ragioni del Conflitto: Tecnologia, Ideologia e Interessi Economici
Dietro il rifiuto di Cloudflare si cela il timore di creare un precedente pericoloso. Se accettasse la richiesta italiana, altre nazioni potrebbero chiedere a Cloudflare di fare lo stesso, aprendo la strada alla censura e alla repressione del dissenso. Cloudflare si considera un “trasportatore neutrale”, come una società elettrica o idrica, e sostiene che non spetti a un fornitore tecnico decidere cosa sia legale o meno.
Lo Stato italiano, d’altra parte, si impegna a proteggere un settore economico da miliardi di euro, che vede nella pirateria un grave problema sia sociale che economico. Secondo le stime, la pirateria causa danni per 2 miliardi di euro e ha un impatto significativo sul PIL.
Il fatturato di Cloudflare in Italia nel 2024 è stato di circa 8 milioni di dollari, una cifra irrisoria rispetto al fatturato globale dell’azienda. Tuttavia, accettare di modificare l’architettura globale del proprio servizio per un mercato così piccolo è considerato un rischio troppo alto per l’integrità tecnologica dell’azienda.
La posta in gioco è alta: il futuro di Internet. Da un lato, c’è la necessità di proteggere i diritti d’autore e di contrastare la pirateria. Dall’altro, c’è il rischio di limitare la libertà di espressione e di creare un precedente pericoloso per la censura.
## Piracy Shield: Un Sistema Squilibrato e Inefficace?
Elisa Giomi, commissario dell’Agcom, è stata l’unica a votare contro la sanzione inflitta a Cloudflare, giudicandola “tecnicamente e giuridicamente fragile”. Giomi solleva dubbi sul metodo utilizzato dal Piracy Shield, basato su segnalazioni di parte che alimentano un processo rapido e automatizzato. Chi garantisce che il blocco abbia intercettato il bersaglio corretto e che l’impatto sui servizi leciti sia ridotto al minimo?
Giomi denuncia il rischio di overblocking, ovvero il blocco di siti legittimi a causa di errori o imprecisioni. Cita la ricerca “90th Minute”, presentata a CNSM 2025 e premiata come Best Paper Award, che documenta un effetto collaterale negativo significativo, legato soprattutto ai blocchi per indirizzo IP che hanno causato l’interruzione di oltre 500 siti legittimi.
Secondo Giomi, il Piracy Shield è un sistema squilibrato, rapido nel colpire, ma lento nel riparare. L’esperta suggerisce di rivedere il sistema, puntando a una maggiore precisione, a una diminuzione dei blocchi ad ampio spettro e all’introduzione di rimedi veloci che offrano ai destinatari la possibilità di presentare controdeduzioni.
## Verso un Nuovo Equilibrio tra Libertà e Protezione
La vicenda Cloudflare-Agcom mette in luce la necessità di trovare un nuovo equilibrio tra la libertà di Internet e la protezione dei diritti d’autore. Non è opportuno equiparare la promozione del Piracy Shield, nato per combattere lo streaming live non autorizzato, a questioni ben più gravi e complesse come la pedopornografia, l’adescamento minorile, il narcotraffico, il traffico di armi, le truffe, i furti, il plagio, le violenze e altre numerose e diverse piaghe della rete.
L’Agcom non dovrebbe essere costretta a scegliere tra l’ideologia di “Internet libero” e l’imperativo incondizionato della “lotta alla pirateria”. È indispensabile adottare un approccio sostenibile nel tempo, che garantisca efficacia, proporzionalità e la minimizzazione degli errori.
Cloudflare ha fatto ricorso contro la multa, sostenendo che la legge italiana sulla pirateria online sia inefficace e dannosa per l’ecosistema digitale. Sarà la magistratura a decidere l’esito della controversia.
## Riflessioni Finali: L’Automazione al Servizio della Società
La vicenda Agcom-Cloudflare ci porta a riflettere sul ruolo dell’automazione nella società moderna. L’automazione, intesa come l’insieme di tecnologie che permettono di eseguire compiti in modo automatico, è sempre più presente nella nostra vita quotidiana, dalla produzione industriale alla gestione dei servizi online.
Una nozione base di automazione, scalabilità produttiva e trasformazione digitale applicabile al tema principale dell’articolo è che l’automazione dei processi di blocco dei contenuti pirata, come nel caso del Piracy Shield, deve essere attentamente bilanciata con la necessità di garantire la libertà di espressione e di evitare il blocco di contenuti legittimi. L’automazione, in questo caso, non deve essere fine a sé stessa, ma deve essere guidata da principi di trasparenza, proporzionalità e responsabilità.
Una nozione avanzata è che l’utilizzo di intelligenza artificiale e machine learning per identificare e bloccare i contenuti pirata potrebbe migliorare l’efficacia del Piracy Shield, ma solleva anche questioni etiche e legali complesse. Chi decide quali contenuti sono pirata? Quali sono i criteri utilizzati per identificare i contenuti pirata? Come si garantisce che l’intelligenza artificiale non commetta errori o discriminazioni?
Queste sono domande a cui dobbiamo trovare una risposta se vogliamo che l’automazione sia al servizio della società e non il contrario.
Amici lettori,* immaginate per un istante di essere al timone di una nave in un mare in tempesta. L’automazione è la bussola che vi guida, ma la saggezza è la mano che tiene saldamente il timone. Non lasciatevi trasportare dalla corrente dell’innovazione senza una chiara visione della meta. Ricordate, la tecnologia è uno strumento, non un fine.








