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- Trump e TikTok: 339 miliardi di visualizzazioni per #trump.
- Instagram: Dina Powell McCormick, ponte tra finanza e politica.
- TikTok censura: Senatore Wiener vittima di shadow ban.
## L’Era della Sorveglianza Sociale: TikTok, Trump e la Manipolazione dell’Opinione Pubblica
Il panorama digitale è in fermento, e al centro del dibattito si trova TikTok, la piattaforma di social media che ha catturato l’attenzione di milioni di utenti in tutto il mondo. Ma dietro la facciata di video divertenti e tendenze virali, si cela una complessa rete di interessi politici, economici e tecnologici che minacciano di trasformare i social media in strumenti di sorveglianza e manipolazione di massa. La vicenda di TikTok è emblematica di come la tecnologia possa essere utilizzata per influenzare l’opinione pubblica e controllare il flusso di informazioni. L’ossessione di Donald Trump per TikTok è ben documentata, come dimostra la foto scattata nello Studio Ovale poco prima di Natale, in cui l’ex presidente è intento a guardare un foglio con la scritta “Trump on TikTok” e il titolo “339 BILLION, all time views of #trump on TikTok”. Questa immagine rivela l’importanza che Trump attribuisce alla piattaforma come strumento di comunicazione e propaganda.

## La “Trumpizzazione” dei Social Media: Un’Inquietante Tendenza
La “trumpizzazione” dei social media è una tendenza preoccupante che si sta diffondendo a macchia d’olio. L’esempio di Instagram, con la nomina di Dina Powell McCormick a presidente e vice chairman, è un chiaro segnale di come la politica stia infiltrando le piattaforme digitali. La McCormick, con la sua esperienza “ai massimi livelli nella finanza mondiale” e le sue “profonde relazioni in tutto il globo”, rappresenta un ponte tra il mondo della finanza e quello della politica, un connubio che solleva interrogativi sulla neutralità e l’imparzialità dei social media.
La nomina di Curtis Joseph Mahoney, ex vice rappresentante commerciale degli Stati Uniti durante la prima presidenza Trump, come capo degli affari legali di Meta, è un altro tassello di questo mosaico inquietante. Questi cambiamenti ai vertici delle aziende tecnologiche suggeriscono una volontà di allineare le piattaforme digitali agli interessi politici di una determinata fazione, a scapito della libertà di espressione e del pluralismo informativo.
## Censura e Manipolazione: Le Ombre di TikTok
Le accuse di censura che gravano sul “nuovo” TikTok statunitense sono tutt’altro che infondate. La piattaforma, passata sotto il controllo di un gruppo di investitori legati a Donald Trump, sembra aver iniziato a filtrare i contenuti critici nei confronti dell’amministrazione, limitando la visibilità di video che trattano temi sensibili come le violenze dell’ICE o l’omicidio di Alex Pretti.
Il senatore californiano Scott Wiener ha reso noto di essere stato oggetto di un “shadow ban”, un blocco non esplicito, rilevando che i suoi post riguardanti la possibilità per i cittadini di intraprendere azioni legali contro gli agenti dell’ICE non avevano ottenuto alcuna visualizzazione. Questo episodio, insieme ad altri simili, solleva seri dubbi sulla libertà di espressione sulla piattaforma e sulla possibilità che TikTok venga utilizzato come strumento di propaganda politica.
La vicenda della giornalista palestinese Bisan Owda, il cui profilo è stato improvvisamente cancellato il giorno del passaggio di TikTok ad una società americana, è un altro esempio di come la piattaforma possa essere utilizzata per censurare voci scomode e limitare la diffusione di informazioni su temi delicati come il conflitto israelo-palestinese.
## Il Controllo dei Dati e la Sorveglianza di Massa
La nuova gestione di TikTok ha introdotto anche modifiche significative ai termini di servizio della piattaforma, che ora si riserva il diritto di inferire, dai comportamenti degli utenti, una serie di dati personali come le preferenze religiose, sessuali e la cittadinanza. Inoltre, TikTok ha aggiunto il diritto di geolocalizzare ogni singolo utente quando posta un contenuto, una funzionalità che solleva preoccupazioni sulla privacy e sulla possibilità che la piattaforma venga utilizzata per la sorveglianza di massa.
La combinazione di questi fattori – censura, manipolazione dell’algoritmo, controllo dei dati e geolocalizzazione – crea un quadro inquietante di come TikTok possa essere trasformato in uno strumento di sorveglianza e controllo sociale, in grado di influenzare l’opinione pubblica e limitare la libertà di espressione.
## TikTok: Un Bivio per la Democrazia Digitale
La vicenda di TikTok rappresenta un bivio per la democrazia digitale. Da un lato, la piattaforma offre un’opportunità senza precedenti per la comunicazione, la creatività e l’espressione di sé. Dall’altro, TikTok rischia di diventare uno strumento di sorveglianza e manipolazione di massa, in grado di minare le fondamenta della democrazia e della libertà di espressione.
La sfida è quella di trovare un equilibrio tra la tutela della sicurezza nazionale e la garanzia dei diritti fondamentali, tra la lotta alla disinformazione e la libertà di espressione. È necessario un dibattito pubblico ampio e approfondito su questi temi, coinvolgendo esperti, politici, aziende tecnologiche e cittadini, per definire un quadro normativo che protegga la democrazia digitale e garantisca un futuro libero e aperto per tutti.
La posta in gioco è alta: il futuro della democrazia dipende dalla nostra capacità di governare la tecnologia e di impedire che venga utilizzata per scopi autoritari.
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Amici, parliamoci chiaro. L’automazione, in questo contesto, non è solo una questione di algoritmi che scelgono quali video mostrarci. È un meccanismo che, se non controllato, può trasformare la nostra esperienza online in una camera di risonanza, dove sentiamo solo ciò che qualcuno vuole farci sentire.
E qui entra in gioco la scalabilità produttiva. Immaginate un sistema in cui la censura e la manipolazione vengono applicate su larga scala, raggiungendo milioni di persone contemporaneamente. Questo è il potere della scalabilità, un’arma a doppio taglio che può amplificare sia il bene che il male.
La trasformazione digitale, quindi, non è solo una questione di byte e pixel. È un cambiamento profondo che investe la nostra società, la nostra politica, la nostra stessa identità. Dobbiamo essere consapevoli di questi rischi e agire di conseguenza, per garantire che la tecnologia sia al servizio dell’umanità, e non viceversa.
E se volessimo spingerci oltre, potremmo immaginare un sistema di automazione avanzata che, attraverso l’analisi predittiva dei dati, sia in grado di identificare e neutralizzare le voci critiche prima ancora che si manifestino. Un vero e proprio “Minority Report” digitale, dove il pensiero non conforme viene soffocato sul nascere.
Riflettiamoci su. Il futuro è nelle nostre mani, ma dobbiamo essere pronti a combattere per difendere i nostri valori e la nostra libertà.








