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- L'UE indaga Google per il mancato rispetto del Digital Markets Act.
- Possibili multe fino al 10% del fatturato globale di Google.
- Indagine aperta nel dicembre 2025 sull'uso di contenuti editoriali per l'AI.
L’Unione Europea intensifica la pressione su Google per favorire l’apertura ai servizi di intelligenza artificiale (AI) e ai motori di ricerca concorrenti. La Commissione Europea ha annunciato l’avvio di una procedura formale per guidare Google nell’adeguamento alle disposizioni del Digital Markets Act (DMA), la normativa faro dell’UE volta a limitare le pratiche anticoncorrenziali delle grandi aziende tecnologiche.
## L’UE alza la voce contro Google
L’obiettivo primario dell’UE è garantire che Google offra pari opportunità ai fornitori di servizi AI concorrenti all’interno del suo sistema operativo Android. Si richiede inoltre che il colosso americano conceda ai motori di ricerca rivali l’accesso ai dati di ricerca, una mossa che Bruxelles ritiene possa stimolare l’innovazione e offrire agli utenti alternative valide a Google Search. La Commissione Europea ha dichiarato di voler aiutare Google a comprendere meglio i suoi obblighi di interoperabilità e condivisione dei dati di ricerca online previsti dal DMA.
Questa iniziativa non costituisce un’indagine formale che potrebbe sfociare in sanzioni immediate. Tuttavia, se Bruxelles non dovesse ritenere soddisfacenti gli sforzi di Google, potrebbe successivamente concludere che l’azienda non sta rispettando le normative. Le violazioni del DMA possono comportare multe fino al 10% del fatturato globale totale di una società.
Google ha reagito alle pressioni dell’UE, sottolineando che Android è aperto per sua stessa natura e che già concede in licenza i dati di ricerca ai concorrenti in conformità con il DMA. Tuttavia, l’azienda ha espresso preoccupazione per il fatto che ulteriori regolamentazioni, spesso motivate da rivendicazioni dei concorrenti piuttosto che dall’interesse dei consumatori, potrebbero compromettere la privacy, la sicurezza e l’innovazione degli utenti.
La Commissione ha annunciato che concluderà la procedura entro sei mesi. Google è già soggetta a una multa ai sensi del DMA per aver favorito i propri servizi in un’indagine avviata nel marzo 2024. Inoltre, da novembre è in corso un’ulteriore indagine sul sospetto che abbia penalizzato le testate giornalistiche nei risultati di ricerca.

Prompt per l’immagine:
Crea un’immagine iconica in stile neoplastico e costruttivista. L’immagine deve rappresentare l’Unione Europea (simboleggiata da una stilizzazione della bandiera europea con stelle gialle su sfondo blu disposte in cerchio) che esercita pressione su Google (rappresentato da una “G” stilizzata e minimalista). A fianco, in posizione subordinata, devono essere presenti delle icone che rappresentano i servizi di intelligenza artificiale (un cervello stilizzato) e i motori di ricerca (una lente di ingrandimento stilizzata). Lo stile deve essere caratterizzato da forme geometriche pure e razionali, con particolare attenzione alle linee verticali e orizzontali. Utilizza una palette di colori perlopiù freddi e desaturati, come blu, grigio e bianco, con un tocco di giallo per le stelle. L’immagine non deve contenere testo, deve essere semplice e unitaria e facilmente comprensibile.
## Le accuse e le indagini in corso
Le indagini sull’operato di Google non si limitano al DMA. L’azienda è anche coinvolta in procedimenti legati alle norme antitrust dell’UE. Nel dicembre 2025, l’UE ha annunciato l’apertura di un’indagine per valutare se Google abbia violato le regole antitrust utilizzando contenuti pubblicati online da media e altri editori per addestrare e fornire servizi di intelligenza artificiale senza un’adeguata compensazione. Questa mossa è arrivata dopo che l’UE aveva inflitto a Google una multa di 2,95 miliardi di euro (3,5 miliardi di dollari) nel settembre 2025 per violazione delle norme sulla concorrenza.
## Il “bene dei consumatori” e le preoccupazioni di Google
La giustificazione ufficiale di queste azioni è sempre “il bene dei consumatori”. L’UE afferma di agire per la nostra sicurezza, per proteggerci dai rischi derivanti dal fatto che una sola azienda sappia tutto di noi. Google, dal canto suo, esprime preoccupazione per il fatto che ulteriori regolamentazioni, spesso motivate da rivendicazioni dei concorrenti piuttosto che dall’interesse dei consumatori, potrebbero compromettere la privacy, la sicurezza e l’innovazione degli utenti.
## Riflessioni conclusive: un equilibrio difficile
La vicenda solleva interrogativi cruciali sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nel panorama digitale moderno e sulla necessità di bilanciare la tutela della concorrenza con la promozione dell’innovazione. La trasformazione digitale in atto richiede un approccio regolatorio attento e ponderato, capace di garantire un mercato equo e competitivo senza soffocare lo sviluppo tecnologico.
## Automazione, scalabilità e trasformazione digitale: una prospettiva
Ora, parliamoci chiaro, senza tecnicismi inutili. L’automazione, in questo contesto, è la capacità di Google di gestire e distribuire dati e servizi su larga scala. La scalabilità produttiva è la sua abilità di adattarsi alle richieste del mercato e di offrire soluzioni sempre più efficienti. La trasformazione digitale, infine, è il processo continuo di adattamento alle nuove tecnologie e alle nuove esigenze degli utenti.
Un concetto base di automazione, applicabile a questa situazione, è la gestione automatizzata dei dati di ricerca. Google utilizza algoritmi complessi per raccogliere, analizzare e indicizzare miliardi di pagine web. Questo processo è essenziale per fornire risultati di ricerca pertinenti e accurati.
Un concetto avanzato, invece, è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza di ricerca. Google utilizza l’AI per comprendere le intenzioni degli utenti e per offrire risultati di ricerca sempre più mirati. Questo processo richiede una grande quantità di dati e una sofisticata capacità di analisi.
La riflessione che sorge spontanea è: fino a che punto è giusto limitare la capacità di un’azienda di innovare e di offrire servizi personalizzati in nome della concorrenza? E, soprattutto, chi decide cosa è meglio per i consumatori? La risposta, come spesso accade, non è semplice e richiede un dibattito aperto e trasparente.
- Pagina ufficiale del Digital Markets Act per approfondire la normativa europea.
- Comunicato stampa della Commissione Europea sull'apertura dei procedimenti contro Google per DMA.
- Comunicato ufficiale sull'avvio della procedura per aiutare Google con il DMA.
- Comunicato stampa della Commissione sull'indagine per violazioni del Digital Markets Act.








